PETRINI (PRC): INDEGNO TENTATIVO DI BOTTA DI CANCELLARE LA RESISTENZA E MISTIFICARE LA STORIA
"E’ indegno il continuo tentativo di esponenti di centro-destra di voler cancellare la Resistenza.
Questa volta tocca a Marco Botta, esponente delle destra sociale, tentare di equiparare partigiani e repubblichini in nome di una presunta pacificazione nazionale.
Mi auguro che i consiglieri del Piemonte, regione che ha dato un contributo fondamentale alla lotta per la Liberazione dal nazi-fascismo, si oppongano in ogni modo a questi biechi tentativi di mistificare la storia e cancellare il passato.
Botta si rassegni, non l’avrà mai vinta".
Torino, 28 Luglio 2010
Armando Petrini,
Segretario Regionale PRC
Da La Stampa - 28 Luglio 2010
In Consiglio regionale botta e risposta tra destra e sinistra
Troppe volte la Resistenza è stata usata come fonte di finanziamenti indiscriminati, per una malcelata propaganda di parte che non ha sicuramente contribuito al raggiungimento di quella pacificazione nazionale, a nostro avviso condizione essenziale della democrazia italiana». È questa la motivazione principale che ha spinto Marco Botta e altri quattro consiglieri del Pdl (Fabrizio Comba, Rosa Anna Costa, Francesco Toselli e Gianluca Vignale) a presentare una proposta di legge per cancellare la parola Resistenza - che simboleggia la divisione tra rossi e neri - dal nome del Comitato regionale nato nel 1976 proprio per affermare quei valori democratici e costituzionali nati dalla guerra di Liberazione. Non solo: i cinque propongono di allargare la rappresentanza del Comitato anche «alle associazioni combattentistiche d’armi e di reduci».
Un modo surrettizio, secondo Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio regionale (Pd), per «equiparare partigiani e repubblichini». Placido, che ha la delega istituzionale alla presidenza del Comitato, chiede il ritiro della proposta di legge: «Il Consiglio regionale si deve muovere seguendo le indicazioni del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che da sempre continua a spiegare che la Costituzione è nata dalla Resistenza».
Botta si dice sorpreso delle polemiche: «È strumentale affrontare il problema solo dal punto di vista nominalistico. Nessuno mette in dubbio i valori della Resistenza, che ormai fanno parte della nostra coscienza democratica. Il problema è impegnarsi per combattere tutti i totalitarismi». Anche ricordando i crimini dei regimi comunisti commessi nei «gulag sovietici, ai regimi di Ceausescu in Romania, di Pol Pot in Cambogia, di Hoxha in Albania, di Tito in Jugoslavia, di Menghistù in Etiopia, di Siad Barre in Somalia ed a tutta quella pletora di dittatori del Continente africano, del Centro e del Sud America».
Botta si dice convinto che «il comitato dovrà finalmente operare per offrire alle giovani generazioni un quadro imparziale per cementare i valori della democrazia eliminando la strumentalizzazione dei residui dei sospetti e dell’odio». Anche perché «interpretare la storia a senso unico rappresenta l'esempio più significativo di uno Stato che non può essere dichiarato democratico».
Parole che non convincono Placido, che legge nella proposta il «tentativo di riscrivere la storia equiparando chi si è battuto per la libertà e contro il totalitarismo e quelli che invece hanno mandato nei campi di concentramento milioni di persone innocenti». E aggiunge: «Cancellando una parola si vuole negare il valore della memoria». Il vicepresidente del Consiglio ricorda anche che l’attività del Comitato nel corso degli anni si è allargata proprio per arrivare ad una condivisione di valori democratici senza però «negare la verità storica». E spiega: «A partire dal 2004 studenti e professori delle scuole superiori piemontesi hanno visitato anche le foibe e i territori della Bosnia Erzegovina teatro del conflitto tra serbi, bosniaci e croati negli anni Novanta. Attività svolte senza cancellare il riferimento alla nostra Resistenza».
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