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Il Piave mormorò: non passa l'amore,ma l'omofobia sì
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Sulle rive del Piave non passa l’amore, ma l’omofobia sì
I gay sono malati e deviati, hanno bisogno di aiuto psicologico, dobbiamo scoprire dove sono e identificarli, e se sono clandestini devono venir espulsi. (…) Devono farsi curare, se sono curabili, altrimenti devono stare dentro le loro mura, perché non possono invadere la libertà altrui.
Chi ha detto queste testuali parole non è un membro del Ku Klux Klan, non fa parte di organizzazioni razziste come la Società Ariana o similari. E’ uno degli ottomila e più sindaci della Repubblica Italiana. Quindi dirige un Comune e lo rappresenta a pieno titolo. Si chiama Riccardo Missiato, sindaco di Spresiano, un comune del trevigiano e, a quanto pare, ha una gra paura dei gay che, addirittura surclassando l’Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce “malati e deviati”. Gente, insomma, che deve farsi curare e che, se non può arrivare ad una cura del suo stato patologico, allora deve rassegnarsi a rinchiudersi tra le mura di casa e non uscirne, per non “invadere la libertà altrui”.
Tutto nasce, a quanto pare, dal fatto che sulle rive di Piave si appartano le coppiette, tra cui anche quelle omosessuali. Ed è ovvio che una coppia che cerca un po’ di tranquillità, lo fa per scambiarsi effusioni, per passare qualche ora anche a rimirar le stelle, ma pure a baciarsi e magari a far l’amore.
Per il sindaco sono solamente atti osceni, immorali, frutto di una sessualità malata, di una devianza che può dare un cattivo esempio ai campioni di virtù eterosessuali che, evidentemente, lui considera tali e che vede come unico metro di giudizio possibile per classificare chi sta bene e chi sta male, chi può appartarsi nei pressi del Piave e chi no.
Secondo il sindaco tutto questo non sarebbe altro che prostituzione maschile che sarebbe riscontrabile anche dalle evidenti tracce di preservativi lasciati cadere a terra, dai fazzolettini e da quanto altro serve per un rapporto sessuale consumato outdoor, direbbero gli anglosassoni.
Povero Piave, fronte di resistenza all’oppressione austroungarica un tempo, simbolo del grande massacro della prima guerra mondiale, ed oggi degradato ad emblema di una persistente caccia all’omosessuale: senza remore, il sindaco vuole proprio la caccia al gay. Li vuole “identificare” e li vuole far sparire dal suo territorio.
Qualcuno di voi potrebbe pensare che questo primo cittadino sia sostenuto da una maggioranza di centrodestra. Sbagliato. Lo tengono in piedi il Partito Democratico inserito in una lista civica di centrosinistra. La Lega Nord e il PDL per una volta non c’entrano. E questo fa ancora più male, demoralizza ulteriormente, degrada l’animo del progressismo, infanga il nome “democratico”, svilisce i più elementari valori umani espressi dalla Costituzione repubblicana.
Ed ecco che il nostro ha anche una soluzione pronta: ronde, ronde e ancora ronde. Un territorio da presidiare per spedire via tutti quei froci maledetti che si permettono di andare sulle rive del Piave a guardare il fiume e a far l’amore mentre mormora uno dei fiumi più famosi d’Italia. Chissà il Piave cosa direbbe oggi se potesse davvero mormorare a quel sindaco alcune paroline. Un fiume sa riconoscere ciò che deve portare con sé e ciò che deve rigettare via.
Un’esondazione notturna potrebbe risolvere i problemi di Missiato, potrebbe funzionare da pseudo-diluvio universale e spazzare via, senza bisogno delle ronde, tutti quei finocchi che si sbaciucchiano e fanno sesso contro la pubblica morale, e che rischiano di moltiplicarsi come i conigli.
Ecco, qualcuno sia gentile, spieghi al sindaco che i gay non si riproducono per partenogenesi, e nemmeno sono infettivi: non esiste la “gayite”, una malattia che si potrebbe anche inventare per giustificare magari oggi l’espulsione degli omosessuali da un comune, e domani qualche ghetto cittadino, qualche recinto dove mettere accanto ai nuovi pazzi liberati da tempo da Basaglia, anche i malati di sesso, come comunemente vengono etichettati gay, lesbiche e trans.
Perché sembra che i gay sappiano solo fare del sesso e non vivere in altro modo. Provate a vivere insieme ad un omosessuale, donna, uomo o trans che sia. Non vi accorgerete di viverci accanto, ma di vivere accanto semplicemente ad una persona uguale a voi.
Ma forse questo, uno come Missiato non lo capirà mai. E, detto tra noi, non è che sia un male. Peccato solo che un personaggio così sia il primo cittadino di un comune italiano. Cari trevigiani, alle prossime elezioni avrete di nuovo matita e scheda in mano. Fate la X giusta, non sulle destre, ma su chi almeno riesce a mettere insieme un pensiero alieno da orrende omofobie, da razzismi manifesti e da squallidi sragionamenti che offendono persone, comunità e il grande patto civile che si chiama Costituzione. Che si chiama libertà
MARCO SFERINI su "Lanterne Rosse"
23 Luglio 2010
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