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Acqua: vince la Bolivia per tutti noi
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ACQUA Vince Cochabamba, perdono la Bechtel e la Edison Ritirata la richiesta alla Banca mondiale per il risarcimento di 25 milioni di dollari per «mancati profitti» Il link Aem-Bolivia Effetti perversi della globalizzazione: la Agenzia per l'energia milanese e la guerra dell'acqua boliviana GIUSEPPE DE MARZO Dopo mesi di mobilitazioni e di campagne in America latina, Spagna e Italia, l'americana Bechtel, le italiane Edison-Aem e la spagnola Abengoa si sono arrese ed hanno deciso di ritirare la domanda di indennizzo di 25 milioni di dollari. Si conclude con una vittoria la sfida lanciata dopo un'altra grande vittoria: quella della guerra dell'acqua di Cochabamba (nella foto Ap). Una sfida che andava ben oltre i confini della Bolivia e investe il diritto all'acqua di miliardi di esseri umani e il presunto diritto delle multinazionali e dell'Omc di far diventare una merce come le altre un bene comune essenziale. Era il 10 aprile del 2000 e per la prima volta in Bolivia e nel mondo un movimento popolare riusciva a sconfiggere un consorzio di multinazionali occidentali che aveva privatizzato l'acqua nella città di Cochabamba, triplicando le tariffe, escludendo il 50% della popolazione dall'accesso al servizio idrico, diventando proprietario di un bene comune per oltre 40 anni come previsto dal contratto e addirittura proibendo la raccolta dell'acqua piovana. In 4 mesi di mobilitazioni, con morti e feriti, il popolo di Cochabamba riuscì a cacciare il consorzio di multinazionali Aguas del Tunari e a riappropriarsi dell'azienda municipale. Ma il consorzio, fiscalmente registrato in Olanda, non si è arreso e ha chiesto 25 milioni di dollari come risarcimento per i «mancati profitti» al tribunale interno della Banca mondiale, il Ciadi, destinato a risolvere le controversie scaturite dallo scioglimento di contratti in cui vi sia la Bm di mezzo oppure dove vi siano accordi bilaterali tra paesi. Tra Olanda e Bolivia è in piedi un accordo bilaterale che tende pericolosamente dal lato dell'impresa, così come la Bm aveva vincolato un prestito al governo boliviano alla sua volontà di privatizzare il settore idrico. Il risarcimento per i mancati profitti appare in tutta evidenza come una norma medioevale.
Le campagne e le mobilitazioni hanno fatto luce su alcuni dei meccanismi perversi della finanza internazionale. Si è scoperto che se paghi la bolletta della luce e del gas a Milano all'Aem (l'azienda energetica milanese), in realtà stai sostenendo l'impresa che ha chiesto il mancato profitto ai cittadini di Cochabamba. Incredibile ma vero. Il consorzio Aguas del Tunari è per il 55% controllato da un'impresa che si chiama Iwl (International Water Limited), per il 25% dalla spagnola Abengoa e per il 20% da privati. La Iwl appartiene per un 50% alla statunitense Bechtel (legata a Dick Cheney) e per l'altro 50% all'italiana Edison. E qui viene il bello: da ottobre l'Edison è della Tde, mentre la Tde appartiene per il 50% alla francese Wgrm e per il restante 50% all'italiana Aem e cioè l'Azienda energetica di Milano, che per il 43.26% appartiene al Comune. Da quando sono state privatizzate, le municipalizzate anche in Italia pensano a fare operazioni di compravendita dei pacchetti azionari di altre imprese, acquisendo il controllo di aziende che producono disastri in giro per il mondo come nel caso della Bolivia.
Ora dopo le campagne e le mobilitazioni popolari la Bechtel, l'Edison-Aem e la Abengoa si sono arrese ed hanno deciso di ritirare la domanda di indennizzo di 25 milioni di dollari. Temendo ripercussioni d'immagine il consorzio dei privatizzatori ha deciso di vendere al governo boliviano le proprie azioni per la modica cifra di due bolivianos e cioè circa 20 centesimi di euro. La proposta è arrivata dai quartier-generali delle multinazionali che chiedevano di trovare un «arreglo amistoso», una soluzione amichevole alla vicenda. Un pre-accordo è stato firmato il 22 dicembre dello scorso anno con la promulgazione del Decreto supremo 28539 firmato dalpresidente uscente Eduardo Rodriguez. La norma dice testualmente che ogni impresa riceverà un boliviano per tutte le sue azioni e che si riterrà concluso l'arbitraggio per l'indennizzo. Una vittoria enorme non solo per la popolazione boliviana che si appresta a salutare l'inaugurazione del primo presidente indio della Bolivia, Evo Morales, il prossimo 22 gennaio, ma servirà forse anche a ripensare agli effetti perversi della privazatizzazione delle aziende municipalizzate in Italia e al grottesco gioco degli arbitraggi internazionali tipo Ciadi, in cui la Banca mondiale è parte in causa e insieme parte giudicante, che hanno avuto e avranno ancora conseguenze nefaste sulle lotte dei popoli e dei governi che nel sud del mondo cercano di liberarsi dallo sfruttamento neo-liberista e neo-coloniale.
da Il Manifesto del 13 gennaio
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Ecologia e cooperazione ONLUS |
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In Bolivia le multinazionali sconfitte dai movimenti
Dopo mesi di campagne e mobilitazioni delle forze sociali boliviane, italiane e spagnole le multinazionali Bechtel, Edison-Aem e Abengoa, sono state costrette a ritirare la domanda di risarcimento di 25 milioni di dollari allo Stato boliviano per mancato lucro
Una vittoria del popolo boliviano e dei movimenti globali che parte da lontano. Era il 10 aprile del 2000 quando per la prima volta in Bolivia e nel mondo un movimento popolare riusciva a sconfiggere un consorzio di multinazionali occidentali che aveva privatizzato l’acqua nella città di Cochabamba, triplicando le tariffe, escludendo il 50% della popolazione dall’accesso al servizio idrico. In quattro mesi di mobilitazioni e dopo la morte di cinque persone ed il ferimento di altre centinaia causato dalla repressione militare, il popolo di Cochabamba riuscì a cacciare il consorzio di multinazionali Aguas del Tunari ed a riappropriarsi dell’azienda municipale. A distanza di anni le multinazionali che hanno costituito il consorzio fiscalmente registrato in Olanda non si sono arrese ed hanno presentato una domanda per il risarcimento del “mancato lucro” per 25 milioni di dollari presso il tribunale interno della Banca Mondiale, il CIADI, destinato a risolvere le controversie scaturite dallo scioglimento di contratti in cui vi sia la BM di mezzo oppure dove ! vi siano accordi bilaterali tra paesi.
In Italia le campagne promosse da A Sud, il Contratto Mondiale sull’Acqua ed il Cevi, hanno svelato che il consorzio Aguas del Tunari è per il 55% controllato da un’impresa che si chiama IWL (International Water Limited), per il 25% dalla spagnola ABENGOA e per il 20% da privati. La IWL appartiene per un 50% alla statunitense Bechtel (legata e Cheney) e per l’altro 50% all’italiana EDISON. Da ottobre l’EDISON è della TDE, mentre la TDE appartiene per il 50% alla francese WGRM e per il restante 50% all’italiana AEM, “l’azienda energetica di Milano” che è stata privatizzata e di cui ancora solo il 43,26% appartiene al comune di Milano.
Dopo mesi di mobilitazioni e di campagne orchestrate in America Latina, in Spagna ed in Italia, la BECHTEL, l’EDISON-AEM e la ABENGOA si sono arrese ed hanno deciso di ritirare la domanda di indennizzo di 25 milioni di dollari e di vendere al governo boliviano le proprie azioni per la modica cifra di due pesos boliviani e cioè circa 30 centesimi di euro. La proposta è arrivata dagli uffici delle multinazionali che chiedono di trovare un “soluzione amichevole” alla vicenda. Un pre-accordo è stato firmato il 22 dicembre dello scorso anno con la promulgazione del Decreto Supremo 28539 firmato dall’ex presidente Rodriguez. La norma dice testualmente che ogni impresa riceverà un boliviano per tutte le sue azioni e che si riterrà concluso l’arbitraggio per l’indennizzo.
Una vittoria enorme che ci aiuta ad aprire un dibattito ampio sull’importanza della ricapitalizzazione delle nostre municipalizzate e sul tema degli arbitraggi internazionale del CIADI che hanno avuto in passato e possono avere in futuro un effetto negativo sugli sforzi di interi popoli e sull’azione dei governi che nel sud del mondo cercano di uscire dalla trappola dello sfruttamento.
Venerdì 13 su Il Manifesto un articolo di approfondimento di A Sud tratto dal prossimo numero di Latinoamerica
Roma, 12 gennaio 2006
Redazione A SUD via A. Contarini 13, 00154, Roma redazione@asud.net www.asud.net 39+06/5748332
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